Catinaccio - il regno del Re Laurino
Creato ufficialmente nel 1935, è diviso tra le province di Sondrio, Bolzano, Brescia e Trento (Val di Pejo e Val di Rabbi). Questo Parco, nell’intera sua estensione, conta la presenza di oltre cento ghiacciai che ricoprono un decimo del suo territorio. Con gli anni la sua superficie è andata ingrandendosi dai 953 kmq ai 1346 kmq, con conseguente aumento di rifugi, centri visitatori, aree di osservazione e presenze di animali.
Dal punto di vista geologico il Parco Nazionale dello Stelvio vi si riscontrano rocce eruttive e sedimentarie, prevalgono comunque le rocce metamorfiche quali gneiss e graniti che morfologicamente creano una serie innumerevole di cime montuose e di caratteristiche valli alpine, dove l’acqua abbonda nei numerosi torrenti, ruscelli e laghetti alpini.
L’altitudine del Parco è compresa tra i 650 m. e i 3899 (Monte Ortles); la vegetazione si articola perciò in diverse fasce che si susseguono mutando fisionomia e composizione secondo la quota ed altri parametri ambientali. Alle quote minori si riscontrano varie associazioni di latifoglie, ma molto più diffuse sono le conifere, rappresentate da boschi di abete rosso e, a quote più elevate, da larice spesso associato al pino cembro. Nella zona arbustiva prevalgono i popolamenti di pino mugo, rododendro, ginepro, mirtillo, ontano verde, mentre a quote superiori si trovano i pascoli con varie specie erbacee.
Quest’area è il regno dell’aquila (simbolo del Parco), della marmotta e ovviamente del camoscio, del cervo, del capriolo e dello stambecco.
Per un’immersione totale nell’ambiente si ha la possibilità di scegliere tra una serie di itinerari, opportunamente segnalati, dai più semplici per bambini e anziani ai più impegnativi per l’alpinista provetto.
Le visite guidate si effettuano, accompagnati dalle “guide parco”, durante tutto l’arco dell’anno, anche nella stagione invernale con le caratteristiche racchette da neve.
Parco Nazionale dello Stelvio
Da Pozza di Fassa prendiamo un pulmino che in pochi minuti ci porta al rifugio Gardeccia a circa 1950 m. di quota. Ci troviamo un'ampia conca e le sagome imponenti del Catinaccio ci costringono a guardare verso l'alto, lo scorcio è notevole.
Il sentiero dopo un primo tratto di salita prosegue in falso piano. Infine una rampa decisa (non lunga) ci porta ai rifugi Vajolet e Preuss (50 minuti da Gardeccia).
La seconda parte della gita richiede un po' di fatica a chi non è allenato: una salita non difficile ma che merita più attenzione rispetto a quando ci si trova su un normale sentiero. Risaliamo (aiutandoci in alcuni punti con le mani) il ripido canale e in poco meno di un'ora giungiamo al rifugio Re Alberto (m 2620). A pochi metri un lago (quasi del tutto secco a fine estate), il muro incombente dell'anticima Nord del Catinaccio, la croda di Re Laurino e le Torri del Vajolet che, slanciate ed eleganti, sono un'attrazione per molti alpinisti. In questo luogo magico gli unici colori che vediamo sono quelli delle rocce e del cielo.
Proseguiamo verso Sud per circa 20 - 25 minuti e arriviamo all'ultimo rifugio di questa esaltante escursione: il Santner. Posto su una superba terrazza panoramica, a 2741 m. di quota domina la val d'Ega e la lontana conca di Bolzano.
La camminata può iniziare anche da Ciampedie, raggiungibile con una comoda funivia da Vigo di Fassa - 50 minuti di sentiero in lieve discesa nel bosco per arrivare a Gardeccia.





